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lunedì 17 novembre 2008

Cronistoria Presidio di S. Pietro di Rosà - Vicenza



Estratto (con aggiunte e modifiche) di cronistoria



Tutto inizia nel 1990, nella frazione di S. Pietro di Rosà, in provincia di Vicenza, a sud di Bassano del Grappa.

La Zincheria Valbrenta acquista una grande area di terreno agricolo lungo via Pacelli a S. Pietro di Rosa’ pagandola almeno il triplo del suo valore reale per eliminare il diritto di prelazione di terzi. Il rappresentante della Zincheria dichiarava pubblicamente alla stampa di aver acquistato l’area su consiglio dell’allora amministrazione comunale. A quel tempo assessore all’urbanistica era Beniamino Didone’ futuro progettista e direttore dei lavori del PIP49 (un complesso di 140.000 mq destinato alla costruzione di varie attività tra cui appunto la zincheria) nonche’ fratello del futuro Sindaco Giovanni Didone’. La zincheria è a detta degli stessi industriali, un'azienda all'avanguardia che verosimilmente si appalterà molte delle opere previste sul territorio, proprietaria per il 41% è Mediocredito del Friuli. Grazie ad alcuni consiglieri di minoranza fra cui Lorenzo Signori e Margherita Mattesco in Piotto la popolazione di S. Pietro inizia una raccolta di firme contro la costruzione della Zincheria, tutto il paese aderisce.

La popolazione di San Pietro dopo infuocate assemblee riuscì nell’intento di dissuadere l’amministrazione sino al 1994, quando con l’elezione a sindaco di Giovanni Didonè, gli argomenti ampliamento della zona produttiva e trasferimento delle attività insalubri ripresero vigore. Dopo accesi scontri in Consiglio Comunale, nonostante la presenza della cittadinanza di San Pietro e le bocciature da parte del Comitato di Controllo Regionale di Vicenza, con un colpo di mano la maggioranza consiliare guidata da Giovanni Didonè con la partecipazione del Consigliere Regionale Mara Bazzotto, votò il 5 giugno del 1997, in seconda convocazione, la variante al PRG di ampliamento della zona produttiva, PRG approvato nel '93 in cui si escludeva l'area della zincheria, con soli 4 Consiglieri tutti di maggioranza. Solo 3 votarono favorevolmente il 4° disgustato dal colpo di mano che i suoi stavano operando, dopo dichiarazione a verbale uscì dall’aula. Il commento del consigliere regionale Mara Bizzotto all’uscita, di fronte alla protesta degli altri consiglieri che si erano attardati per gli ultimi accordi prima dell’inizio del Consiglio e che nulla sapevano, fù: “ Se non facevamo così non ce l’avremmo mai fatta !”

Nel 1997 inizia lo studio ricerca archeologica da parte del gruppo archeologico locale “Medoacus” nell’area “Prese” di Via Brega. Dai risultati l’area viene dichiarata di interesse archeologico.

Nel 1999 vengono presentati al TAR del Veneto 3 ricorsi rispettivamente del Comitato del paese, del gruppo archeologico locale e dei residenti confinanti con la prospettata zona industriale insalubre. Avviene anche l'approvazione da parte della Giunta Regionale della Variante con DGR 479/99 con la prescrizione di stralcio dell’area Vivaio mappale 718 e conservazione delle siepi, che l'anno successivo non verranno rispettate dal comune che pur adotta la variante.

Nel 2001 ci sono le prime e vere azioni di disprezzo totale per quanto deciso a livello regionale e nazionale (le leggi dello Stato e della Regione), tagliano cioè le siepi e le essenze arboree vincolate dalla DGR 479/99. Il soprintendente ai beni archeologici ordina al comune degli scavi di sondaggio obbligatori prima di ogni altro intervento e che i beni ritrovati nel sito sono di proprietà dello Stato. Il comune cede alle ditte in graduatoria i lotti del PIP49 all’insaputa della soprintendenza - e prima di esserne in possesso - vincolando tale cessione al versamento pari al 50% del totale (120 mila lire al mq) da versarsi entro il 31 dicembre dello stesso anno. Tale cessione e’ totalmente in diritto di proprietà senza rispettare il 50% del diritto di superficie cosi’ come stabilito dalla legge 875. Viene depositata presso la Procura della Repubblica di Bassano del Grappa la prima denuncia per conto del Comitato firmato da Stefano Zulian e Daniele Pasinato dai paesani. Il comune minacciando di esproprio i legittimi proprietari agricoltori riesce a rientrare in possesso dell’area totale. A fine anno vengono effettuati gli scavi approfonditi su un’area di 7500 mq. La soprintendenza esclude il gruppo archeologico locale ed il comitato come rappresentanti e dialoga esclusivamente con l’ufficio tecnico del comune ed il direttore dei lavori del PIP49.

Arriviamo così nel 2002, quando in agosto il comitato deciderà di diventare presidio perché già dalla primavera succede che con firma del Soprintendente Dott. Mannati si approvano i lavori del PIP49 a condizione che venga tutelato il sito archeologico e messo nella pubblica fruizione. La U.L.S.S. e l’ARPAV esprimono parere favorevole al PIP49 nonostante l’assenza di planimetrie che individuavano le abitazioni adiacenti (verranno utilizzate planimetrie di non so quale anno in cui chiaramente non sono comprese le abitazioni realmente presenti nell'area giustificando così l'insediamento della zona industriale in un'area disabitata) cosi’ come previsto dall’Art.216 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie e senza valutazione dell’impatto ambientale nonostante l’ampliamento della Zincheria di cinque volte quella presente in Via Rossini. Il paese riunitosi in assemblea esprime tutto il suo sdegno per le scelte del Comune.

Il 24 Maggio, all’ultimo giorno del mandato amministrativo prima delle votazioni, vengono rilasciate le concessioni edilizie 95 e 96 del PIP49 e della Zincheria Valbrenta pur incomplete di autorizzazioni e di numero legale della Commissione edilizia.

Il 10 giugno inizia la costruzione del cantiere della Zincheria Valbrenta prima ancora dei lavori di urbanizzazione del PIP.

Il 22 luglio in un Consiglio comunale straordinario l’amministrazione prende atto delle irregolarita’ sin qui rilevate. Esplode la rabbia popolare , il Consiglio viene interrotto e Rosa’ vive per la prima volta un’esperienza terribile. Inizio delle prime manifestazioni del paese di fronte al cantiere. Compare un volantino anonimo oltraggioso nei confronti del presidente del comitato del paese.

L'8 agosto gli abitanti erigono il presidio e danno vita giorno e notte ad una protesta popolare che tuttora vive, verrà perseguito per vari motivi e più volte e si dovrà attendere la decisione della suprema Corte di Cassazione a fine 2007 che stabilirà che in nessun modo questo presidio possa essere considerato un abuso, anzi era prevedibile che con motivazioni tanto forti questo venisse insediato da un comitato che da anni contestava le scelte dell'amministrazione comunale su quell'area. Viene presentato ricorso al TAR sulle irregolarità riscontrate nell’approvazione del PIP49. Primo atto intimidatorio: il presidente del Comitato e leader della protesta Zulian Stefano viene denunciato dalla Zincheria Valbrenta per diffamazione pur non avendola mai citata. Il comitato incontra ULSS e ARPAV senza ricevere risposte convincenti ed esaustive. Decide di non dare tregua a quelle riunioni chiamate consigli comunali e non partecipa volutamente ad una pseudo-riunione convocata dal Sindaco e giustificata come valutazione di impatto ambientale. A dicembre organizza la giornata dell’odio civico. Blocco della Statale 47 e nella piazza del Municipio i cittadini di S.Pietro bruciano lo stemma del comune e le fotocopie dei documenti d’identita’ innalzando la nuova bandiera di S. Pietro iniziando cosi’ l’iter amministrativo per la separazione dal Comune di Rosa’. A spese del comitato si da’ incarico a dei tecnici di svolgere una perizia in loco ove vengono confermate le irregolarita’ edilizie in ordine al piano campagna e alle altezze.

Il 2003 inizia con un blocco del cantiere e la comunicazione del prefetto di Vicenza che individua in loco delle aziende soggette a rischio rilevante di cui alle legge 334 meglio conosciuta come “Seveso 2”. La Zincheria e il consorzio PIP49 si adoperano al fine di giustificare gli abusi commessi richiedendone le sanatorie che vengono dal comune regolarmente rigettate. Il comitato inizia un’ attivita’ di ricerca documentale in sede legale individuando la presenza di uno degli inquirenti di cui alla prima denuncia incompatibile con il suo ruolo di praticantato presso lo studio legale della controparte, l’incaricato delle indagini per conto della Procura altri non era che un agente del Corpo Forestale dello Stato che , laureato in giurisprudenza, svolgeva praticantato presso lo studio legale del difensore della controparte, Zincheria Valbrenta, e cioè l’avvocato Dani Lago del foro di Bassano del Grappa. Il tutto venne segnalato al procuratore il quale, sorpreso e imbarazzato, riaprì l’indagine. Il comitato scopre inoltre che a condizionamento del collegio giudicante del TAR Veneto era stata depositata una dichiarazione non veritiera da parte del dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Rosà e provvede per entrambe a sporgere regolare denuncia. Inizia il procedimento contro il presidio per abuso edilizio.

A giugno il TAR rigetta il ricorso della Zincheria Valbrenta incaricando il comune di attuare i provvedimenti amministrativi conseguenti (rimessa in pristino), sentenza che il comune non esegue. Il comune soprassiede alla sentenza del TAR e attende il ricorso della Zincheria al Consiglio di Stato. Intanto in Commissione urbanistica si propone una deroga di 2 metri per l’altezza massima dei capannoni che ne dimostrino l’esigenza funzionale. Questa proposta era camuffata nell'oggetto dell’ordine del giorno riguardante modifiche alla viabilita’. La delibera 47, risultato della votazione consigliare, veniva pubblicata con due diversi deliberati pur mantenendo inalterato il testo e il resoconto del dibattito. Nell’una si approvava e nell’altra si vietava. Da uno studio legale milanese pervengono ai componenti del presidio lettere intimidatorie con la pretesa che vengano modificate le dichiarazioni rilasciate in pubbliche assemblee e diffida a procedere. A settembre, dopo la sentenza del TAR Veneto del Giugno 2003, i lavori riprendono, nonostante il Tribunale abbia riconosciuti gli abusi ed abbia ordinato al Comune gli atti conseguenti. Numerose sono le segnalazioni e denunce indirizzate al Comune ed alla Procura della Repubblica di Bassano del Grappa facendo rilevare che il cantiere cresceva non solo in volume ma anche nel numero delle campate anche se non presenti negli elaborati grafici della concessione edilizia e con le medesime violazioni in altezza e violazione del piano campagna esattamente come le prime campate oggetto della sentenza. Il Comune di Rosà rigetta la DIA ma omette di notificare l’ordine motivato a non eseguire i lavori(D.L.vo 380/01) presentata dalla Zincheria Valbrenta e già il Consiglio di Stato dichiara inammissibile l’istanza della Zincheria di ripresa dei lavori. Il Comune però non interviene dichiarando che quanto fatto è sufficiente e che i lavori sono eseguiti a rischio e pericolo della Ditta qualora il Consiglio di Stato confermasse la sentenza del TAR Veneto.

In questo stesso periodo il presidio cercherà un po' di giustizia anche sulle pagine dei giornali locali che per dovere di cronaca avrebbero dovuto informare circa lo scambio di accuse e denunce che stavano maturando nella zona, in particolare i presidianti accusano di censura il Giornale di Vicenza sui fatti di S. Pietro e in un incontro col Direttore dott. Antonacci vengono a sapere che in effetti è egli stesso a procedere al momentaneo blocco delle notizie che riguardano la zincheria Valbrenta perchè ritenuti esagerati i commenti del corrispondente locale e nega di temere le minacce di richiesta dei danni da parte della zincheria.

A nulla sono valse le ragioni del presidio, né la sentenza del TAR Veneto a supporto delle istanze dei presidianti. Il Direttore ci ha garantito la pubblicazione delle notizie ma senza commenti. Parola non mantenuta poiché le relazioni locali dei fatti sono state sporadiche e comunque con il ben preciso compito di non citare mai il cantiere della Zincheria Valbrenta anche se le sentenze confermavano molteplici abusi e violazioni. In fondo ha ragione il dott. Antonacci: è assai più importante il buon nome della Zincheria che la verità sancita dalle sentenze. Per fortuna rimane Il Gazzettino a dar voce alla locale protesta.

Inoltre il comune si affanna a dichiarare che tutto va bene e il presidio fa solo allarmismo, a confermare la posizione del comune è un tal Walter Formenton, assessore all’Ambiente della provincia di Vicenza, il quale dal 1978 al 1988 aveva esercitato l’incarico di chimico per il prelievo e l’analisi dei campioni relativi alla ditta Tricom di Tezze sul Brenta. Formenton ha dichiarato sempre che tutto era in regola, mentre invece quasi tutti gli addetti ai bagni di cromo sono deceduti: nove morti per diagnosticati tumori professionali. La Tricom è infatti l’azienda galvanica condannata presso il Tribunale di Cittadella (PD) il 25 ottobre del 2006 per disastro ambientale, avendo scaricato abusivamente nell'ambiente circostante, rogge, terreni, ecc. cromo esavalente provocando l’inquinamento della falda freatica e la conseguente chiusura dei pozzi dell’alto padovano, inquinamento durato trent’anni e di cui il Tribunale di Bassano del Grappa s’era interessato già nel 1983 con il rinvio a giudizio dell’allora direttore della Tricom Rocco Battistella, che altri non era, in quello stesso periodo, che il sindaco di Tezze sul Brenta. Un’esempio quasi didascalico di conflitto d’interesse: in qualità di direttore, Battistella inviava al Comune la richiesta di autorizzazione agli scarichi, poi da Sindaco se la rilasciava infischiandosene della falda freatica e delle conseguenze. Sia Battistella che Formenton sono stati poi confermati come responsabili alla Provincia di Vicenza per gli assessorati all'ambiente e al paesaggio. Il sito archeologico fu prima violato nonostante i cartelli del Ministero dei Beni Culturali che ne vietavano l’accesso e lo scavo, poi disperso e sepolto, con l’asporto del materiale di interesse archeologico, nascosto e fatto scomparire in cantieri vicini al Brenta.

Il 17 ottobre il Consiglio di Stato con ordinanza n. 200304291 alla richiesta della zincheria Valbrenta di poter riprendere i lavori, risponde dichiarandola inammissibile. La Zincheria Valbrenta presenta una DIA rigettata dal comune tardivamente e mai sanzionata dallo stesso e riprendono i lavori giorno e notte con apporto di materiali inquinanti quale sottofondo per piazzali e vasche. In seguito a spese del comitato verra’ fatto analizzare il materiale depositato con risultati che confermeranno la presenza di cadmio, zinco, ferro, piombo oli, solventi ed altri materiali che richiedono regolare smaltimento.

Sempre in ottobre, presso la sede municipale di Rosà ha avuto luogo l’incontro tecnico promesso dal Sindaco nel precedente Consiglio Comunale sollecitato dai Consiglieri Antonio Bernardi e Valerio Geremia. Sono presenti per il Comune: il Sindaco, l’Avvocato Battaglini, il Responsabile dell’Ufficio Tecnico Arch. Mirco Campagnolo, alcuni Consiglieri Comunali ed Assessori; per il Comitato di San Pietro: Stefano Zulian Presidente, il V. Presidente Daniele Pasinato, Lorenzo Signori, l’Ing. Giorgio Morandini e l’Avvocato Luca Milano. L’avvocato Battaglini insiste che l’azione del Comune è sufficiente. Il Sindaco si limita a sostenere che questo è ciò che il legale afferma e quindi tutto è stato fatto, non si preoccupa delle pluri planimetrie con pluri campate, non si preoccupa dei dettati legislativi, non spiega perché dopo la sentenza del TAR che conferma gli abusi nel cantiere permetta allo stesso di crescere anche nel numero delle campate pur avendo le stesse gli stessi vizi e violazioni e si limita a ripetere noi siamo a posto.

21/11/2003 SEQUESTRO DEL CANTIERE ZINCHERIA. La Procura di Bassano del Grappa dopo due anni di segnalazioni, denunce, esposti, e negli precedenti: ricorsi, petizioni, ecc… ha ritenuto davanti a tanti illeciti come ultima ratio sequestrare il cantiere. Era l’unico mezzo per fermare una forma di reiterazione delle violazioni che si susseguivano nel cantiere. Non passa un mese che a seguito del ricorso della Zincheria al Tribunale del Riesame di Vicenza, il sequestro viene tolto e tutto ricomincia ancor più celermente. La motivazione addotta dal Tribunale del Riesame per la decadenza del sequestro è proprio la stessa che a mezzo del legale Avv. Luca Milano i presidianti avevano indicato nell’incontro tecnico in municipio davanti all’Avvocato del Comune Battaglini, e cioè per mancata notifica dell’ordine motivato ad eseguire i lavori di cui al D. L.vo 380/01. Si legge nella sentenza che il Comune di Rosà ha “OMESSO…..ecc… a questo va aggiunto il ritardo di notifica del rigetto della Dia. Scrive l’Avv. Battaglini a seguito della sentenza che sbaglia il Tribunale del Riesame nella sua motivazione perché il Comune l’ordine a non eseguire i lavori lo può fare in ogni momento; bene, si dà il caso che tale ordine non sia mai stato emanato né quando stabilito dalla Legge, né poco dopo, né mai, perché i lavori continuarono e continuano. Né il Comune se era certo dell’applicazione del dettato legislativo di cui alla 380/01 ha interposto ricorso avverso la sentenza del Tribunale del Riesame di Vicenza; né il magistrato che aveva emesso il provvedimento di sequestro ha imputato il comune per le omissioni rilevate dal Tribunale nella sua sentenza!

Risale a questo periodo la testimonianza dei presidianti circa l'operato dei carabinieri del posto: “Abbiamo visto con i nostri occhi una pattuglia di CC, andarsene spaventata, anzichè fare il suo dovere. I CC, erano intervenuti di notte, per fermare i lavori almeno nelle ore notturne, nel cantiere abusivo; ma una grossa auto di lusso, e le parole del suo conducente, hanno messo in fuga la pattuglia, e rimesso in moto i lavori. La notte stessa, alle successive telefonate del Presidio, i CC rispondevano di non poter fare niente, e sbattevano giù il telefono.”

Sempre a novembre scatta il sequestro del terreno che ospita il presidio: lo spargimento della ghiaia per proteggersi dal fango offre il pretesto per un'altra causa legale.

27/11/2003 AGGRESSIONE A STEFANO ZULIAN. Mentre si sta recando in Comune per depositare il risultato della consultazione popolare per l’autonomia di San Pietro dal Comune di Rosà, il Presidente del Comitato viene aggredito in via Puccini in prossimità di un incrocio con la strada provinciale che collega Cartigliano con il centro di Rosà, davanti ad un bar, una macelleria, e tra le abitazioni alle 17,30 di una sera piovigginosa d’autunno. L’aggressione è frutto di un agguato pianificato e studiato ad hoc, infatti viene fermato con il classico blocco stradale e tratto in inganno da un uomo che gli batte sul finestrino e come lui scende dall’auto senza proferir parola viene aggredito alle spalle e gli viene fracassata la testa, soltanto la testa dove vengono riscontrate ferite facilmente riconducibili a “tondini” (cioè ferri da cantiere)

Stefano Zulian viene ricoverato a Bassano del Grappa che constatata la gravità lo trasferisce a Vicenza in Neurochirurgia dove viene sottoposto ad un lungo intervento chirurgico e trasferito in rianimazione dove non si sveglierà che dopo circa un mese. Il telefonino viene reperito dopo giorni in un campo vicino all’agguato. Le indagini prendono subito la via dei bikers ma intanto le chiacchiere che volevano colpito “prima il pastore e poi sarebbe toccato alle pecore” si sono concretizzate. Questa la convinzione dei presidianti fatta presente agli incaricati già il giorno successivo l’aggressione con dovizia di particolari giunti al presidio la sera stessa dell’aggressione. I commenti più frequenti che si sentivano in quei giorni erano del calibro: “non doveva immischiarsi in faccende che non lo riguardavano e pericolose”… “gli è andata ancora bene” Per il presidio non ci sono dubbi che le caratteristiche dell’aggressione non siano da bikers. Stefano fa il panettiere e lavora la notte e le porte della sua casa sono aperte, se qualcuno voleva pestarlo e farla certamente franca avrebbe approfittato di questo particolare. Chi lo ha aggredito lo conosceva o perlomeno chi ha segnalato la sua uscita di casa lo conosceva perché guidava un’auto da poco acquistata che molti in paese ancora non conoscevano e comunque sarebbe potuto uscire di casa anche con un’auto diversa e dirigersi verso sud invece chi gli ha teso l’agguato sapeva che doveva andare in Municipio a quell’ora. Un’aggressione per torti in affari, d’amore, per furto, ecc… si sarebbe consumata nel tratto in aperta campagna dove nessuno avrebbe visto o per lo meno dov’era difficile poter essere visti, invece la scelta del luogo è significativa (…”noi possiamo prenderti anche in piazza, in ogni luogo, non temiamo d’essere visti anzi vogliamo che si sappia, vogliamo che non vi sentiate sicuri da nessuna parte, guai a chi osa fermarci”…). Così per disperdere il gregge ecco inserirsi le “fiere” che tolto di mezzo il pastore fanno razzia delle pecore. In Veneto direbbero “batti el sercio che a bote capise”; “te vedarè, i ciapa paura e va tuti casa”… Ma i bikers sono l’oggetto dell’indagine!

22 Dicembre 2003 DISSEQUESTRO DEL CANTIERE ZINCHERIA. Perché il Comune ha omesso di notificare l’ordine motivato a non eseguire i lavori e per ritardata notifica del rigetto della Dia, nonché per non aver rinnovato l’ordinanza di blocco dei lavori scaduta nel maggio 2003 dopo la sentenza del TAR Veneto; infatti così operando il Comune ha ripristinato la concessione edilizia sospesa.

A gennaio del 2004 la Parrocchia di San Pietro per voce del proprio Comitato Pastorale condanna la vile aggressione del Presidente Stefano Zulian e riconosce la validità della consultazione popolare per l’autonomia di San Pietro dal Comune di Rosà causata dalla insensibilità e assoluta mancanza di rappresentatività e comunicazione tra l’Amministrazione del Sindaco Manuela Lanzarin e il suo paese. Intanto Daniele Pasinato e Lorenzo Signori accompagnati da alcune signore del Presidio( Ide Signori, Nerina, Virginia, Clelia, ecc…) incontrano il Sindaco nell’orario di ricevimento del pubblico per consegnare una lettera nella quale veniva richiesto lo spostamento ad altro incarico del Responsabile dell’Ufficio Tecnico Mirco Campagnolo in quanto non ritenuto neutrale ed obiettivo nella sua azione nei confronti del Paese ed i casi di violazioni delle norme edilizie, con disparità di trattamento verso i cittadini. Il Sindaco risponde il 1/3/04 prot. 3385,3386 con la sua totale fiducia verso il Campagnolo.

11/02/2004 DENUNCIA DI MARA BIZZOTTO (Consigliere Regionale e Comunale di Rosà) contro STEFANO ZULIAN E DANIELE PASINATO. Per fatti di contestazione avvenuti in Consiglio Comunale di Rosà il 22/7/02 durante il quale il Cons. Mara Bizzotto aveva preso la parola asserendo cose non rispondenti alla verità dei fatti, venne tacciata di “Falsa, Falsa, sei solo falsa”. Fatto vuole che nella denuncia, sempre per amor del vero, supportata da attente indagini del Maresciallo Chiantese, la Consigliere afferma che a seguito del suo intervento il Consiglio Comunale fu interrotto, così facendo otterrebbe l’aggravante di interruzione di pubblico servizio contro i fautori “di un unico disegno criminoso” (hanno osato contestare il consigliere comunale perché a loro avviso stava dicendo cose non rispondenti il vero; “false? O come di devono definire le cose non vere”?). Ma il consiglio comunale non fu interrotto a seguito dell’intervento del consigliere regionale Mara Bizzotto bensì dopo quello dell’Assessore Lorenzo Guglielmi che aveva dato ai cittadini di San Pietro il titolo di contadini di “bassa cultura”D.C. 64/02. Dopo di lei infatti hanno parlato ancora il Presidente del Consiglio e l’Assessore Bizzotto Simone e successivamente l’Assessore Guglielmi Lorenzo, solo a questo punto il Presidente ha interrotto il Consiglio.

18/02/2004 PRELIEVO MATERIALE PORTATO A SOTTOFONDO DELLE VASCHE E DEI PIAZZALI DELLA ZINCHERIA VALBRENTA. Come già allertati dalle Forze dell’Ordine e da alcuni consorziati PIP49 per la qualità del materiale di riporto al cantiere della Zincheria, i presidianti hanno prelevato un po’ del materiale presente a mucchi nel cantiere con l’intento di farli analizzare. I mucchi sono stati fotografati. I campioni raccolti e posti in sacchetto in plastica per alimenti sono stati poi divisi e messi in contenitori sterili per urocoltura a tappo ermetico rosso e datati e numerati.

9/03/2004 COSTITUZIONE PER DANNO COLLETTIVO. Il Comitato invia alla Procura della Repubblica di Bassano del Grappa, al Comune di Rosà, alla Commissione Edilizia del Comune di Rosà, al Responsabile del Procedimento arch. Mirco Campagnolo, al Ministero dei Beni Culturali, al Genio Civile di Vicenza, al Consorzio Bonifica Pedemontano Brenta di Cittadella, alla Regione Veneto, al Prefetto di Vicenza, alla Provincia di Vicenza, a tutela dell’interesse collettivo la richiesta di bloccare l’abuso e di accertare le responsabilità nell’interesse della cittadinanza e per il rispetto delle Leggi al fine di bloccare e tutelare la situazione da ulteriori compromissioni che possono precostituire una situazione irreversibile. Viene dichiarata la costituzione di danno collettivo.

15/03/2004 RISPOSTA DEGLI ESAMI SUL MATERIALE DA PARTE DEL LABORATORIO ECORICERCHE DI BASSANO DEL GRAPPA. Dalle analisi apprendiamo che il materiale è inquinante per la presenza di cadmio, ferro, zinco, ecc… con Ph 9,22 mentre i fondi della zona hanno un Ph che oscilla tra 4 e 5 . Il commento del ricercatore è che non è conforme al disposto del D.M. 471/99. Il cadmio per esempio è mutageno, non c’è in natura ed è estremamente tossico. Riportare a casa queste analisi non è stato indolore, essendo stata vittima la persona incaricata di recuperare i risultati di un tentativo di aggressione auto contro auto nel percorso verso casa, per fortuna senza conseguenze. Il responsabile dell'inseguimento viene anche riconosciuto, trattandosi di un assessore del comune di Rosà, ma la denuncia ostacolata in ogni modo.

16/03/2004 UNIVERSITA’ CA’ FOSCARI – VENEZIA. Conservazione dei Beni Culturali. Prof. Francesco VALLERANI. Relatori: Daniele Pasinato e Lorenzo Signori. Tema:

“ IL VENETO PALLADIANO da Paesaggio Culturale a GEOGRAFIA DELL’ANGOSCIA: il caso di San Pietro di Rosà – Vicenza. Sviluppo economico e spreco di qualità territoriale sono gli esiti più consueti delle peculiari dinamiche che connotano il modello Veneto. La più che decennale mancanza di adeguate strategie territoriali rispettose del prestigioso paesaggio ereditato hanno prodotto nella nostra Regione un preoccupante e per molti aspetti irreversibile degrado sia fisionomico che ambientale. Il carattere “esemplare” del caso studio qui considerato si distingue per l’inasprirsi del conflitto ambientale tra Istituzioni e Cittadinanza, dove le regole del “governance” territoriale sembrano irrimediabilmente asservite agli interessi privati”. Il Corriere della Sera ha ampiamente dato risalto al caso. La cassetta è disponibile previa richiesta a mezzo sito internet.

18/03/2004 INVIO SEGNALAZIONE ALL’ ARPAV DI BASSANO DEL GRAPPA E ALLA PROCURA PRESSO IL TRIBUNALE DI BASSANO DEL GRAPPA delle presenza del materiale inquinante nel cantiere della Zincheria Valbrenta con allegato l’esito delle analisi del laboratorio Eco Ricerche e le foto del materiale e luogo del deposito. IL GAZZETTINO del 23/3 esce con l’intervista al Direttore dei Lavori del cantiere Zincheria Valbrenta Ing. Beniamino Didonè che dichiara:”Resto davvero sorpreso. Nego ogni responsabilità sia del Consorzio delle ditte PIP49 sia della Zincheria Valbrenta. Non vorrei che ci fosse qualche manovra alle spalle. L’altro giorno parlando con degli amministratori di Tezze si commentava come qualche ditta spargesse da anni sui terreni materiali inquinanti”.

31/03/2004 INVIO DEL 2° CAMPIONE DI MATERIALE AL LABORATORIO CHELAB DI RESANA (TV) per altri riscontri visto l’esito del primo.

01/04/2004 DEPOSITO DENUNCIA PER APPORTO DI MATERIALE INQUINANTE NEL CANTIERE DELLA ZINCHERIA VALBRENTA AL TRIBUNALE DI PADOVA E VENEZIA OLTRE CHE A BASSANO DEL GRAPPA.

08/04/2004 ESITO DEGLI ESAMI DEL 2° CAMPIONE DI MATERIALE DAL LABORATORIO Chelab. L’esaminatore ci conferma la non regolarità al D.M. 471/99 per presenza di stagno, rame, zinco, ecc… Deduciamo che il campione è leggermente diverso dal 1° ma sempre con presenza di metalli pesanti. La provenienza, da esperti del settore, ci viene indicata: “da rifiuti di fonderia!”

18/04/2004 LA SCALATA DELLA ZINCHERIA. E’ annunciata e comunicata alle Forze dell’Ordine (Vigili Urbani come indicato dal Commissariato locale) un’Assemblea presso il Presidio convocata con lo scopo di informare la cittadinanza dell’esito delle analisi eseguite sul materiale usato dalla Zincheria quale sottofondo delle vasche e del pavimento dello stabile in costruzione nel PIP49. Alla presenza dei Vigili Urbani e Carabinieri, in ordine come sempre e senza ostacolo alcuno alla viabilità locale di via Pacelli, l’assemblea ha avuto inizio ed hanno preso la parola: il Presidente Stefano Zulian e Lorenzo Signori presentando i risultati degli esami eseguiti dal laboratorio Ecoricerche e Bassano del Grappa e Chelab di Resana. Ad onor di cronaca, ricordiamo che il Direttore dei Lavori della Zincheria Valbrenta Ing. Beniamino Didonè intervistato dalla stampa aveva rilasciato una dichiarazione nella quale si professava estraneo all’apporto di detto materiale e di non conoscerne la provenienza, in pratica di “non saperne nulla” “…sono tornato stamattina, non ho potuto leggere l’articolo. Resto davvero sorpreso. Nego ogni responsabilità sia del Consorzio delle Ditte del PIP49 sia della Zincheria Valbrenta… l’altro giorno parlando con degli amministratori di Tezze sul Brenta si commentava di come qualche ditta spargesse da anni sul terreno materiali inquinanti. Resto perplesso”.. Se non sa nulla il Direttore dei Lavori vuol dire che il materiale è davvero molto inquinante; se non lo fosse o fosse lecito portarlo lui certamente lo saprebbe come direttori dei lavori ne è il responsabile. Dagli esami si riscontravano presenze di metalli metalli quali: cadmio, zinco, stagno, ferro, ecc… in quantità non consentite dalla Legge; si rilevava dalle analisi un Ph superiore a 9 e prossimo a 10 per un terreno che qualunque coltivatore, agronomo o chimico che conosce la nostra zona sa essere tra il 4 e 5. Gli animi dei presenti giustamente si agitano, non possono accettare che su un fondo “bianco” e naturale, ancor prima di iniziare l’attività lo si possa inquinare impunemente. Qualche “esperto dell’ultima ora” riesce anche a giustificare questo fatto poiché quella è un’area industriale e quindi la Legge Ronchi lo permette. Poiché non ci possono essere Leggi che consentono l’inquinamento di un sito “vergine” solo perché diventerà industriale, i presidianti vanno a leggere la Legge Ronchi e le rispettive tabelle e con l’ausilio dell’Avvocato di fiducia Luca Milano e Giancarlo Todesco nonché di Geologi e Chimici scoprono di aver ragione o perlomeno non torto e quanto detto in assemblea corrisponde alla Legge. Obiettano gli intervenuti all’assemblea: “..se così fanno ora che non lavorano, chissà cosa faranno poi!” …“Se nessuno controlla ora che pur sapendolo, abbiamo dovuto noi preoccuparci ed intervenire, come possiamo fidarci dei controlli ad attività iniziata?” Mentre l’assemblea accalorata volgeva alle sue battute finali e i relatori invitavano i presenti a consumare un piccolo rinfresco preparato dalle donne del Presidio per i partecipanti, voci si susseguivano che qualcosa di nuovo stava succedendo all’esterno del Presidio. Mentre si stava bevendo qualcosa e le ultime battute di “coda” all’assemblea si ultimavano ecco scorgere sul lato Nord del cantiere della Zincheria il V. Presidente del Comitato Daniele Pasinato che dando la scalata alla Zincheria dopo aver scavalcato il muretto della recinzione. I numerosi presenti incuriositi hanno abbandonato il Presidio e incamminatisi lungo il marciapiedi di via Pacelli hanno raggiunto il lato Nord del cantiere mentre Daniele raggiungeva il tetto della Zincheria, in poco tempo raggiunti anche dagli altri partecipanti l’assemblea, il tutto sotto gli occhi delle Forze dell’Ordine presenti che non hanno mai avuto modo o motivo d’intervenire né di ordinare alcunché. Daniele raggiunto quindi il tetto della Zincheria a mezzo megafono da lui portato in scalata ha illustrato le ragioni della sua azione: “abbiamo segnalato alla Procura e all’ARPAV l’apporto di queste sostanze già da febbraio- marzo non è successo nulla e non sappiamo nulla; ne va della nostra salute e della salute di numerose comunità vicine; siamo stanchi di inquinamenti nascosti e taciuti per decenni e poi esplosi con danni gravissimi per tutti come quello della PM che tutti sapevano ed ora tutti fingono di non aver mai saputo; io scendo da qui quando avrò la promessa che il Magistrato di Bassano si prenderà a cuore questo fatto ed interverrà contro questa sommatoria di abusi, violazioni, illeciti e reati tutti già accertati in Tribunale Amministrativo in 1°grado nella Zincheria e nel PIP49, perché è ora che intervenga; non può più fingere che non ci sono o di non saperlo!” Daniele quindi espone due manifesti con scritte di protesta. La gente di San Pietro e non, dal cortile gridava il proprio sostegno e applaudiva l’azione di Daniele. Dopo due ore di permanenza sul tetto, visto il tempo incerto e la minaccia di pioggia, su invito del Presidente Stefano Zulian e Lorenzo Signori, l’ardito scalatore è sceso senza costrizioni, lesioni a cose o quant’altro.

Durante le due ore di permanenza di Daniele sul tetto della Zincheria, vista la recinzione della stessa che presentava ampi varchi, già nei giorni precedenti usati dagli stessi Carabinieri per entrare nel cantiere di notte chiamati dai vigilantes del Presidio, e considerato che il cancello d’ingresso posto a Nord del cantiere era aperto e sollecitati da un bambino (Moreno) che si divertiva a suonare il campanello, molti dei presenti hanno ritenuto un’occasione per visitare il cantiere e le opere realizzate fino ad oggi, accompagnati dal solito ben informato che ricordava ai visitatori che il pavimento in calcestruzzo dove stavano camminando nascondeva il materiale incriminato. Richiamata l’attenzione (Lorenzin) che si trattava comunque di proprietà privata anche se aperta e incustodita i visitatori hanno provveduto ad uscire senza obiettare. Erano presenti oltre le Forze dell’Ordine, l’avvocato di fiducia Luca Milano, Grazia Morra, Comitati vicini e del 2004 Coordinamento Ambiente di Bassano del Gr. del WWF, ecc… Alla fine della vicenda un gran scroscio di pioggia ha provveduto “a lavar l’onta all’onor della Zincheria”.

A seguito di questi fatti il titolare della Zincheria Valbrenta Giuseppe Bordignon e Massimo Segafredo titolare della Ditta edile che esegue i lavori nel cantiere hanno sporto denuncia contro Daniele Pasinato e Lorenzo Signori: il primo per violazione di proprietà anche se per onor del vero tutto era aperto, tant’è che tutti sono entrati a far visita alla Zincheria, e loro dire per aver tagliato la catena che chiudeva il cancello d’ingresso per entrare e scalare la struttura, il tutto sotto gli occhi delle Forze dell’Ordine; il secondo invece per manifestazione non autorizzata: in verità, ammesso che per fare una riunione informativa di cittadini su un tema comune come la sicurezza e la salute in un luogo privato come il Presidio sia considerata alla stregua di una manifestazione, il Signori aveva comunque inviato l’informativa ai Vigili Urbani e come indicato dal Commissariato di Bassano del Grappa il quale aveva comunicato come sufficiente tale informativa in quanto, se necessario, i Vigili stessi ne avrebbero dato per dovere d’ufficio informazione allo stesso Commissariato essendo essi stessi Forze di Pubblica Sicurezza. Se così non fosse infatti anche la riunione dell’Azione Cattolica dovrebbe essere comunicata! La presenza stessa delle Forze dell’Ordine (Carabinieri e Polizia Municipale) confermano che tutto è stato regolarmente segnalato. Per protesta altri cittadini, a differenza di Daniele, hanno scelto di autoincatenarsi alla rete di recinzione posta a Nord e sono: Piotto Adriano, Garberino Franco, Andrea Baggio. Nonostante però le numerose denunce presentate dal Comitato e dai cittadini di San Pietro per le violazioni, illeciti, reati riscontrati nel cantiere della Zincheria Valbrenta e confermati in primo grado dalla sentenza del TAR Veneto, alla Procura della Repubblica di Bassano del Grappa e senza che la medesima intraprenda alcun provvedimento penale nei confronti della stessa Zincheria per i reati denunciati e segnalati come se i cittadini di San Pietro non esistessero, la Procura di Bassano del Grappa trova invece solerzia, tempo, attenzione per avviare e concludere senza sentire i procedimenti contro i “sovversivi” contestatori del Presidio che osano “nuocere” al buon nome della Zincheria e ai suoi “buoni investimenti” provvedendo a comminare le pene ai due “brigatisti rivoluzionari sovversivi”: il primo a tre mesi o 3500 euro circa di ammenda, il secondo a 5 giorni o circa 150 euro di ammenda. I nostri eroi però, anche se le pene comminate sono considerate minori, per principio e per l’onestà del loro operato a tutela del diritto collettivo hanno rifiutato le sanzioni di condanna impartite dal Giudice e ricorso chiedendo il giusto processo tanto invocato e vituperato quand’è comodo, poiché le sommarie condanne senza sentire la parte in causa ci sanno molto da medioevo giudiziario e poco di civile democrazia.

Il processo ai due criminali sarà celebrato a Bassano del Grappa in Marzo 2005, verranno definitivamente assolti nel marzo del 2007 per non aver commesso il fatto.

22/04/2004 LIBERA. INCONTRO CON IL PROCURATORE ANTIMAFIA P. Luigi VIGNA. Dolo (VE) Presenti: Daniele Pasinato, Lorenzo Signori, G.Carlo e Sergio Zulian. Molto fruttuoso, ma apprendiamo da verbali d’interrogatorio di pentiti mafiosi siciliani illustrati da Dott. Ivan Cicconi Dir. Generale Nuova QUASCO e rilasciati alla Commissione Nazionale Antimafia che gli interessi mafiosi in Sicilia, da anni, ma soprattutto dopo i colpi inferti dallo Stato all’organizzazione, sono stati trasferiti nel nostro territorio. Lo stato di allarme ci deve indurre a prestare la massima attenzione a tutte le operazioni su grandi interventi e investimenti pubblici e privati, alle forme mimetizzate di smaltimento dei rifiuti (ecomafia), alle deturpazioni territoriali come cave; settori dove le organizzazioni mafiose più tendono posizionare i propri tentacoli e riciclare grosse quantità di denaro, soprattutto quando trova terreno fertile preparato da figure locali di pochi scrupoli. Forse vale la pena ricordare che negli anni '80 a Rosà vengono arrestati i fratelli Agizza , dirigenti del clan "nuvoletta", a capo della camorra dopo la caduta di Raffaele Cutolo. Gli Agizza a Rosà avevano degli affari, ed i nomi e cognomi che facevano loro da garanti, sono sempre gli stessi anche negli affari altrui contemporanei.

25/04/2004 UNIVERSITA’ DI ST. ETIENNE. Inaspettati abbiamo ricevuto la visita di una decina di Studiosi Europei che si trovavano a Convegno a Padova, guidati dal Prof. Giacomo Seco docente presso l’Università di Padova. Gli Studiosi hanno visitato il PIP49 ed il sito archeologico e sono stati colpiti dalla compromissione territoriale avvenuta. Ci comunicano che sono stati colpiti dalle lenzuola esposte nelle case e si sono fermati per oltre 2ore durante le quali hanno preso visione della documentazione riguardante la procedura seguita per l’adozione del PIP49 per aziende insalubri di 1^classe. Grazie all’aiuto del prof. Seco che ci faceva da interprete hanno visionato le delibere comunali e regionali, i pareri ASL ed ARPAV, le segnalazioni e denunce depositati presso i Carabinieri e la Procura di Bassano del Gr., hanno preso visione delle diapositive del paesaggio com’era prima dell’intervento ed i vincoli insistenti sull’area (vivaio, siepi, rogge, archeologici, ecc…)

e della realtà attuale. Increduli e perplessi per la totale violazione delle normative europee e della legislazione italiana si sono resi disponibili ed interessati a coinvolgere la Corte Europea di Garanzia perché, a loro dire, è inverosimile che possa accadere in Italia all’insaputa della Comunità, violando le norme comunitarie nell’assoluta impunità e nell’assoluta assenza di interventi dell’Autorità Giudiziaria. L’Italia si fa bella nel sostenere la tesi europea ma è il Paese che non ne rispetta le norme.

“Siete certi che non vi siano ingerenze mafiose?” è stata l’affermazione del rappresentante belga.

Ci siamo scambiati i recapiti con l’impegno di tenerci informati, convenendo l’uso della lingua francese per comunicare. Referente è la prof.ssa Natacha GONDRAN emse.fr.Grazie a prof. Giacomo Seco per la disponibilità.

07/05/2004 ORDINE DEGLI INGEGNERI DI VICENZA. Sospensione dell’esercizio professionale dell’Ing. Beniamino Didonè. Nonostante la sospensione i presidianti vedono ancor sempre l'ingegnere(?) aggirarsi per il cantiere della zincheria, per il PIP49, continuando a dare ordini, fare sopralluoghi ecc. pur figurando come suo legittimo sostituo un tecnico di Montebelluna, nessuno dei presidianti ha avuto l'onore di conoscerlo..

15/07/2004 COMMISSIONE PROVINCIALE 4^ AMBIENTE DI VICENZA. Invitati direttamente dal Presidente della 4^ Commissione Provinciale Ambiente a seguito del pronunciamento del Consiglio Provinciale sulla mozione del Consigliere Bruno Trevisan e Daniela Sbrollini, Lorenzo Signori, Daniele Pasinato e Stefano Zulian accompagnati da alcuni componenti del Comitato e del Presidio hanno illustrato ai Commissari tutta la vicenda PIP49. La Commissione dopo la pausa estiva verrà a San Pietro per prendere visione della realtà.

19/07/2004 PIAZZA DEI SIGNORI VICENZA. Grazie alle Forze dell’Ordine ed ai Vigili Urbani per il servizio prestato e la presenza attenta ma riservata con la quale si sono distinte e grazie all’Amministrazione Comunale di Vicenza per aver reso possibile la serata.

Chi in pullman chi con mezzi propri numerosi cittadini di San Pietro hanno raggiunto la Piazza Palladiana dei Signori dov’ è stato presentato con diapositive ai cittadini di Vicenza il caso di San Pietro di Rosà a partire dal 1990.

23/07/2004 VISITA DEI CONSIGLIERI PROVINCIALI D. SBROLLINI E B. TREVISAN. Dopo il sopraluogo in cantiere e al sito archeologico ha preso la parola il Consigliere D. Sbrollini garantendo ai presenti in Presidio tutto il proprio interessamento e quello del Consigliere Trevisan. “E’ incredibile, ha esordito il Consigliere, ciò che ho visto; non c’è nulla che sia rispettoso delle norme; sono sbigottita; mai avrei immaginato venendo qui di trovarmi in questa situazione e non spiego i silenzi di tutti questi anni. Voglio vederci chiaro perché qui tutto sembra surreale”.

24/07/2004 DEPOSITO RICORSO EX. ART. 700 C.P.C. Dopo aver provveduto a segnalare all’ARPAV e alla Procura presso il Tribunale di Bassano del Grappa l’apporto di sostanze inquinanti nel cantiere della Zincheria Valbrenta, non avendo avuto notizia sul procedimento nonostante l’avessimo esplicitamente richiesto; visti i “non so” del Direttore Lavori Ing. B. Didonè (e se non lo sa lui chi mai dovrebbe saperlo!!!); dopo le promesse di interessamento dell’Ass. all’Ecologia del Comune E. Lando nonché del Consigliere V. Geremia che si era impegnato nel caso i riscontri fossero stati reali a richiedere la bonifica dell’area (ma non è mai venuto né ha chiesto alcunché per provare la realtà); visti i silenzi dell’ARPAV di Bassano del Gr. e del Corpo della Guardia Forestale incaricata ad espletare le indagini per conto della Procura di Bassano del Gr.; dopo aver dato incarico ad un Geologo per una relazione sulla “Vulnerabilità delle Acque Sotterranee del Territorio Comunale” nella figura del Dr. E. Tomio nel Maggio 2004; visti i rapporti di prova dei laboratori Chelab ed Eco Ricerche, i presidianti si sono rivolti, su indicazione dei loro Legali: Avv. Luca Milano e Giancarlo Todesco del Foro di Bassano del Gr. direttamente al Giudice il quale ha provveduto a nominare un CT ed ha fissato l’udienza per l’inizio del dibattimento per il 1/9/04.

06/08/2004 DEPOSITO INTEGRAZIONE ESPOSTO presso il Tribunale di Padova e Venezia per competenza territoriale quali danneggiati in conseguenza di fenomeni inquinanti dei pozzi dell’alta padovana e del Bacino Scolante lagunare.

FINE CRONISTORIA (sito presidiosanpietro.org)


Dalla fine del 2004 i presidianti notano il sorgere dal terreno presso la zincheria di una sostanza gelatinosa (poliacrillammide) tossica e cancerogena. Continuano le denunce e gli esposti incrociati tra amministratori e presidianti e gli incontri pubblici di denuncia e di comprensione del fenomeno mafioso (una buona documentazione audio delle traversie giudiziarie e delle iniziative pubbliche dal 2005 in poi si trova sul blog di lpp).

Nel 2007, si risolvono alcune delle pendenze giudiziarie che hanno coinvolto i presidianti ma se ne aprono altre. Il 24 marzo si svolge a Bassano un'imponente manifestazione di profondo sconcerto e dissenso per l'operato della magistratura bassanese e in aprile fiocca l'ennesima denuncia per abuso edilizio contro il presidio, questa volta per iniziativa del Procuratore capo di Bassano a danno el presidente del comitato Stefano Zulian, mentre nel luglio del 2007 una notizia inaspettata appare sui giornali locali: da uno dei pozzi spia nell'area della ex-Orlandi viene prelevato un campione inquinato che dà il via a successive analisi dell'area industriale tra Tezze e S. Pietro di Rosà, la nuova società milanese che ha acquistato l'area ha provveduto a spostare le sue attività ed è obbligata alla bonifica. Per il momento ha appunto spostato la sua attività produttiva e si dà così ragione, con 5 anni di ritardo, al presidio che già nel 2002 aveva denunciato la pericolosità e la gravità dell'inquinamento del territorio destinato agli insediamenti industriali, denuncia a suo tempo derisa dagli amministratori locali, gli stessi che oggi chiedono a gran voce le analisi e la bonifica. Si profila quasi la volontà di discriminare chi nel pieno rispetto delle funzioni e dei ruoli istituzionali seguendone i lunghi tempi di verifica arriva all'accertamento della verità, i buoni e chi invece con la forza, creando un comitato e realizzando un presidio, tenta di imporla: i cattivi.

Sempre in aprile infatti arriverà un rinvio a giudizio in penale, questa volta dal tribunale di Perugia, contro i soliti esponenti del Presidio, e… anche questa, volta contro i docenti universitari che ci hanno aiutato realizzando un pregevolissimo lavoro “Il grigio oltre le siepi”.

Sotto accusa oltre al testo, anche una trasmissione radio di Gamma 5, quest’ultima solo a carico di Daniele Pasinato.

La prima udienza è il 21 giugno, verranno assolti con formula piena e la zincheria condannata al risarcimento delle spese legali. Intanto a dicembre arriverà l'assoluzione piena dalla Corte di Cassazione di Roma del presidio. Non è un abuso edilizio.

Nel corso del 2008 spunta un documento di un tecnico del tribunale di Bassano in cui denuncia la causa del ritardo delle analisi di cui è incaricato per pesanti minacce a lui e ai famigliari, documento mai uscito nelle udienze finora dibattute, anzi causa esso stesso dell'archiviazione di uno dei tanti esposti sull'apporto di sostanze tossiche nelle fondamenta della zincheria. I presidianti denunciano l'incredibile comportamento del GIP e della Procura di Bassano alla notizia di reato di minaccia rappresentato dal documento in questione, la denuncia arriva al CSM, al Procuratore Generale di Cassazione, al Ministero, ecc, e alla fine alla procura di Trento, incaricata quest'ultima e competente nel perseguire reati attribuibili ai magistrati bassanesi. All'inizio pare cogliere la gravità del fatto, poi, in estate, chiede l'archiviazione perché trattasi di una semplice svista dei magistrati e si invita a considerare il termine del ricorso entro e non oltre 10 giorni. Così fa il presidio di S.Pietro. E' fine ottobre, inizio novembre quando viene comunicato ai presidianti che l'archiviazione è già stata fatta senza la prevista udienza di dibattimento perché la magistratura risponde solo ad Enti e non a semplici cittadini.

Il 16 ottobre del 2008 la Procura di Bassano ha chiesto l'archiviazione di 13 denunce-esposti dei presidianti, tra cui quello riguardante l'inquinamento delle fondamenta della zincheria, il GIP ha rimandato la decisione per metà novembre.

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